Una delle grandi differenze che c’è tra il cane “moderno” e il suo antenato è localizzata nell’impegno fisico e mentale per procurarsi il cibo.
Un predatore, per poter mangiare, deve svegliarsi presto, radunare il suo branco, coordinarsi con gli altri e partire alla ricerca.
Dopo ore e chilometri, se fortunato, potrebbe localizzare il suo pranzo attraverso, in primis, la rilevazione di un odore recente del suo passaggio.
A questo punto non rimane che seguire la “pista” minuziosamente” per arrivare nei pressi della preda, acquattarsi, tendere un agguato e cercare di avere il timing giusto per partire all’inseguimento.
Anche in questo caso, la fatica non sarà poca perché, si sa, il cibo migliore corre molto veloce e farà di tutto per non farsi raggiungere.
Se, e sottolineo se, l’inseguimento va a buon fine, dopo una breve o intensa lotta (a seconda della taglia della prede) si potrà finalmente consumare un buon pasto.
Anche mangiare è però impegnativo in quanto, in natura, il cibo è “molto al dente” e ci vuole un buon lavoro di mandibola per poter accedere a qualche boccone prelibato.

Il nostro amico cane, al contrario, se ne sta comodo sul suo cuscino e viene servito, ad orari regolari, con un cibo pronto e disponibile che gli permette di “concludere la pratica” in pochi secondi.

Da una parte, sono sicuro, è molto piacevole e non credo che troveremo mai un cane che si lamenti di questo trattamento ma, dall’altra, a lungo andare, il nostro amico potrebbe avere la sensazione che gli manchi qualcosa e direzionare tutte le energie destinate a questo settore in altre attività:
Distruttività, iper-attività, giochi e atteggiamenti fuori controllo e diversi comportamenti fastidioso possono essere imputati, in parte, alla mancanza di “attivazione mentale” in occasione del pasto.

Per questo motivo, sono nati giochi e strumenti che costringono il cane ad impegnarsi ed ingegnarsi per raggiungere il cibo, ne troverete in commercio di molti tipi ma, in linea di massima, tutti hanno il principio di rendere il cibo difficilmente raggiungibile.
A volte basterebbe anche semplicemente rompere la routine del pasto nascondendo la ciotola, per esempio dietro una porta semi aperta, all’interno di un armadietto o sotto una sedia; niente di complesso ma sufficiente per dare l’impressione al cane di “procurarsi” il cibo o di doversi ingegnare per raggiungerlo.

Anche l’educazione può coprire questa funzione in quanto il concetto è simile.
Quando date un comando al cane, se viene eseguito, il nostro amico riceve un premio impegnandosi e concentrandosi per la ricompensa.

Clicker Training

Un effetto amplificato, a mio parere, potete averlo utilizzando il “clicker training” che utilizza un concetto molto più simile ai meccanismi di “problem solving”.
È uno strumento da usare con molta precisione per avere i risultati voluti e non confondere maggiormente il cane quindi, nel caso, studiatevelo bene prima di utilizzarlo.
Il principio di base è che al cane viene dato un comando più o meno complesso ma, a contrario dell’educazione tradizionale, il nostro amico non riceve alcun aiuto per eseguirlo e deve arrivare, da solo, per tentativi ed errori, ad eseguire il comando. Quando esegue riceverà un CLICK e poi successivamente un premio.
Prima di utilizzarlo per esercizi pratici è necessario un periodo di “preparazione al clicker” altrimenti il cane non riuscirebbe a comprendere cosa stiamo facendo.

Per meglio comprendere il concetto prendiamo come esempio l’esercizio del TERRA.

Quando insegnate questo esercizio di norma:

  • Date il comando.
  • Con il bocconcino nella mano “guidate” il cane verso il basso.
  • Appena si sdraia gli date il premio.

Con il clicker training invece:

  • Date il comando.
  • Non vi muovete né date alcun suggerimento.
  • Aspettate, pazientemente, che il cane faccia dei tentativi per capire cosa volete (si siede, vi da la zampa, abbaia ecc..) finche non si sdraia. In quel momento arriva il CLICK e poi un premio.

Come potete immaginare questa “versione” è molto più faticosa della precedente ed è per questo che si riesce ad appagare questo esigenza di essere impegnati a livello mentale.



Michele Caricato
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